Nella passata consiliatura l’approvazione tra le polemiche del Puc fu uno dei cavalli di battaglia di Enzo Guida. Il riassetto urbanistico della città ha portato alle ultime comunali una fetta di voti al mulino della lista Solo Cose Belle. All’inizio del suo terzo mandato consecutivo il sindaco pone nuovamente ai primi posti dell’agenda amministrativa il Puc con l’avvio dell’iter burocratico della variante al allo strumento urbanistico. Lo scorso 3 luglio la giunta ha dato l’ok all’atto di indirizzo per l’acquisizione di manifestazioni di interesse degli operatori economici per il dimensionamento delle nuove aree a vocazione produttiva, artigianale, commerciale e turistico-ricettiva. La delibera dell’esecutivo è stata recepita lo scorso 10 luglio da Giacomo Petrarca. Il capo dell’ufficio tecnico ha adottato una determina per “la consultazione preventiva inerenti al fabbisogno di aree produttive nell’ambito della variante al Puc” (clicca qui e link in basso per leggere la determina).

I PRIMI PASSI DELLA VARIANTE URBANISTICA
Nel provvedimento firmato da Petrarca si specifica che “la procedura ha carattere esclusivamente ricognitivo” con la precisazione che “le istanze pervenute non instaureranno alcun vincolo giuridico per l’amministrazione e non costituiranno diritto edificatorio”. Si tratta di una prima ricognizione degli “elementi conoscitivi per l’elaborazione del quadro conoscitivo del Piano”. Giù sul finire della precedente passata consiliatura Guida annunciò che avrebbe messo mano al Puc. Secondo molti rumors e in particolare a detta degli avversari della fascia tricolore si trattava di una mossa per raschiare ulteriormente dal fondo del barile dei consensi in vista delle comunali del 24 e 25 maggio. Un escamotage per accaparrarsi i voti dei cittadini in attesa di una riclassificazione “migliorativa” dei loro fondi. In altre parole la variante al Puc sarebbe finalizzata ad accontentare quella parte di proprietari terrieri “trascurati” dallo strumento urbanistico.

LE NUOVE NORME REGIONALI E LE ZONE D
Sul piano tecnico la variante si inserisce nel nuovo quadro normativo della Regione Campania (legge n. 13/2022, integrata dalla legge n. 5/2024). La riforma urbanistica regionale introduce importanti novità. Consente ampliamenti volumetrici fino al 20% per edifici residenziali unifamiliari e bifamiliari con volume non superiore a 1.500 metri cubi e la demolizione e la ricostruzione con incrementi volumetrici possibili fino al 35% con premialità per il miglioramento sismico, efficienza energetica e qualità architettonica. Sono contemplati anche i cambi di destinazione d’uso. Ma dal combinato disposto delle norme regionali e il “Salva Casa” gli immobili ricadenti nelle zone D, ovvero destinate alle attività produttive, sono rigorosamente escluse dalla possibilità di essere trasformate in civili abitazioni. In pratica, come andiamo scrivendo da mesi, le case-ufficio in zona D non possono essere “sanate” né con la riforma urbanistica regionale né con il decreto Salvini, a differenza di quanto sta avvenendo in palese violazione delle normative vigenti. Ergo, i permessi finora concessi dall’ufficio tecnico comunale e quelli eventualmente rilasciati in futuro sono tutti annullabili.
IMPOSSIBILE PREVEDERE NUOVA CUBATURA
Se da un lato la variante al Puc ha una logica in quanto recepisce le novità legislative regionali dall’altro troverà sul suo cammino ostacoli insormontabili qualora Guida e company avessero in mente di prevedere un ulteriore aumento di cubatura per l’edilizia residenziale. Vediamo per quali motivi. Lo strumento urbanistico è andato in vigore nel novembre 2021. Nella fase ridigenda il tecnico estensore Gino Massaro, all’epoca responsabile dell’utc, adeguò il Puc alle indicazioni e alle previsioni del Ptcp (Piano territoriale di coordinamento provinciale). Dopo appena 5 anni è molto improbabile, se non impossibile, che le esigenze abitative del comune siano aumentate, anche perché lo strumento urbanistico approvato dall’amministrazione targata Guida prevede la realizzazione di circa 500 nuovi alloggi per uso abitativo. In ogni caso, ed è l’aspetto tecnico determinate, il Puc in vigore si adeguava alle previsioni del Ptcp fino al 2033. In buona sostanza non c’è trippa per gatti, a meno che non si voglia infrangere il piano territoriale provinciale. Ma anche in tal caso la Provincia non darebbe parere positivo alla variante al Puc, che pur non essendo vincolante è comunaue obbligatorio.
CONTRO LEGGE TUTTO È FATTIBILE
Insomma, normative alla mano, la variante al Puc non può rientrare altra cubatura per uso residenziale, meno che mai sarà possibile pianificare altre colate di cemento per favorire gli imprenditori del mattone. Se poi gli uffici comunali faranno altre forzature “contra legem”, com’è avvenuto e sta ancora avvenendo per le case-ufficio, è un altro discorso. In modo illegale si può fare tutto. Ma in quel caso la palla passerebbe alle autorità competenti. In primis alla magistratura.
Mario De Michele





