Fondi Safe, monito Commissione europea all’Italia: “Basta perdite di tempo, ad altri il budget non speso”

«Non c’è da tempo perdere». La Commissione europea ha richiamato all’ordine il governo italiano sul ricorso al Fondo Safe stanziato dall’Ue per le spese a favore della difesa. Ma da cosa nasce il “richiamo”? Dalle parole del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ieri aveva annunciato che l’esecutivo avrebbe presentato il “piano” ad hoc entro la fine dell’anno. Una scadenza che la Commissione respinge sulla base del Regolamento approvato anche dall’Italia sulle modalità di stanziamento dei soldi.

La premessa è che l’anno scorso erano stati messi a disposizione dei 27, sotto forma di prestiti, ben 150 miliardi di euro. Non tutti gli Stati membri hanno chiesto una quota di questi soldi (la Germania ad esempio ne farà a meno), il nostro Paese però ha “prenotato” 14,9 miliardi. La prenotazione non basta. Per ottenerli la procedura è chiara: il governo deve presentare alla Commissione un piano specifico in cui si illustra cosa fare di quei quasi 15 miliardi. Basta leggere proprio il regolamento per capire i motivi del pressing di Palazzo Berlaymont. L’articolo 7 stabilisce che la richiesta deve essere «corredata di un piano di investimenti nell’industria europea della difesa». Ma è l’articolo 9 alla base del “richiamo”: «Qualora rimangano disponibili importi per l’assistenza finanziaria a titolo dello strumento Safe, la Commissione può pubblicare un nuovo invito a manifestare interesse entro il 31 dicembre 2026». Sostanzialmente se i Paesi rinunciano, anche in parte, ai fondi “prenotati”, quei soldi vanno riassegnati entro la fine dell’anno con un nuovo bando. Per la riallocazione serve tempo, almeno un mese e mezzo. Per pubblicare il bando e consentire agli altri partner se aderire o meno. Risultato: l’Italia dovrà dare la risposta definitiva entro i primi giorni di novembre e non entro la fine dell’anno. Dal primo gennaio 2027, gli eventuali miliardi residui si perdono. Per questo la Commissione ha insistito: «Dobbiamo procedere alla firma dell’accordo di prestito perché dobbiamo erogare i fondi. C’è bisogno di chiarezza al più presto. Non c’è tempo da perdere».

Al momento sono 19 gli Stati che hanno chiesto il finanziamento. Per fare qualche esempio: la Polonia vuole 43 miliardi, la Francia 15 e la Spagna solo uno. Perché tanto interesse? Perché il prestito è molto conveniente e sarà concesso con un tasso molto agevolato – ben inferiore a quello dei nostri Bot e di quasi tutti i titoli di Stato europei – e può essere restituito in 20 anni, entro il 2045.

La presentazione del “Piano” rappresenta una scelta politica di tutti i governi. Perché questi soldi possono essere impiegati solo ed esclusivamente nella difesa con criteri molto stringenti. Gli acquisti possono riguardare due categorie di investimento. La prima: munizioni e missili, sistemi di artiglieria, capacità di combattimento terrestre e relativi sistemi di supporto, comprese attrezzature per soldati e armi di fanteria, droni di piccole dimensioni e relativi sistemi antidrone, protezione delle infrastrutture critiche, cyber-capacità, mobilità militare, compresa la contromobilità. La seconda: sistemi di difesa aerea e missilistica, capacità marittime di superficie e subacquee, droni diversi da quelli di piccole dimensioni e relativi sistemi antidrone, trasporto aereo strategico, rifornimento in volo e servizi spaziali, protezione delle risorse spaziali , IA e guerra elettronica. E non più del 35% di questi acquisti può provenire da Paesi extra Ue. Sono risorse che non si possono prendere e poi utilizzare a piacimento. Per questo «non c’è tempo da perdere».

 

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