Ci mette meno di un’ora il vicepremier Antonio Tajani a ritrattare l’annuncio — l’Italia userà i fondi del programma Safe autorizzati da Bruxelles per l’acquisto di armamenti a tassi agevolati — formalizzato ieri mattina per conto del governo alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato riunite per l’informativa sugli esiti del vertice Nato ad Ankara. Giusto il tempo di essere corretto in diretta dal collega Guido Crosetto, seduto accanto a lui, poi stoppato dalla rivolta della Lega, che prende subito cappello e notifica: «L’ultima parola spetta al Parlamento». L’inquilino della Farnesina fa retromarcia: mi sono sbagliato, quei soldi sono stati solo «prenotati», si corregge uscendo dall’aula. Se ne parlerà più avanti. Tradotto: di stabilito non c’è nulla.
Precisazione con retromarcia annessa che fotografa il cortocircuito di una maggioranza in stato confusionale sul dossier più delicato: il riarmo europeo. Tajani accelera, Crosetto frena (anche sulla scorta della prudenza invocata nei giorni scorsi da Giancarlo Giorgetti), il Carroccio alza il cartellino giallo. Alla fine nessuno sa quale sia davvero la linea dell’esecutivo.
A certificare il caos è lo stesso ministro della Difesa. Il titolare degli Esteri aveva appena dichiarato: «Abbiamo deciso di utilizzare Safe, chiedendo un intervento di 14,9 miliardi. Entro la fine dell’anno formuleremo la nostra proposta». Crosetto, seduto al suo fianco, smonta la notizia quasi in simultanea: «Il Safe, per come è stato impostato, è uno strumento di finanziamento della difesa militare, non aggiuntivo», argomenta in commissione il cofondatore di FdI. Dunque «è una scelta totalmente tecnica» che verrà assunta in base «alla convenienza finanziaria». Ergo, servirà prima una valutazione per capire se e come attingere alla dotazione Ue «in alternativa ai Bot e ai Cct». Altra cosa invece è lo scostamento di bilancio, quella sì «una scelta politica», insiste Crosetto, «che voteremo a settembre sullo 0,9 per la difesa e lo 0,6 per l’energia».
Chiarimento che pesa come un macigno sulla fuga in avanti di Tajani. Presto obbligato a rinnegare se stesso: «Abbiamo detto che l’Italia ha prenotato 14,9 miliardi, che è il tetto massimo da utilizzare. Poi entro fine anno decideremo quanti usarne: sei, sette, otto, nove. O probabilmente meno», rettifica. Con gran soddisfazione dei leghisti. «Prendo atto con piacere delle precisazioni di Tajani», esulta il senatore Claudio Borghi: «Prenotazione è, come è noto, solo una manifestazione di interesse».
Testacoda che offre alle opposizioni il destro per affondare il colpo. Finendo però per mostrare le stesse crepe degli avversari: un campo largo altrettanto diviso sul Safe. Contrarissimi M5S e Avs, che si precipitano a rivendicarlo. Favorevoli il Pd (che lo aveva definito «l’unico strumento che presenta un embrione di solidarietà europea», ma ieri ha preferito chiudersi in un imbarazzato silenzio), Iv e +Europa. È Giuseppe Conte il primo a esporsi, sbertucciando «la piroetta» di Tajani: «Zero euro sui rincari della benzina e qualche briciola sul diesel. Sul riarmo però la strada è tracciata, si va avanti». Una «follia, nuove bombe e nuovi missili», rincarano Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Mentre fra i dem si leva la voce del senatore riformista Filippo Sensi, intonata solo sulla critica all’esecutivo: «Questo indecoroso balletto mette in ridicolo l’Italia. Il governo abbia una parola sola. Subito sì alle risorse Safe per la costruzione della difesa europea».





