Da guinness sono quei 149 che da un mese a questa parte non perdono un colpo. Non c’è seduta di commissione Agricoltura piuttosto che Esteri, Attività produttiva o Cultura alla quale facciano mancare la loro preziosa firma al registro presenze. Un onorevole su quattro, a Montecitorio,

vanta il 100 per cento di partecipazione almeno dal 6 febbraio scorso. Di tutti i gruppi, senza distinzione. Funzionava così da ottobre – a parole – ma si scopre ora che era solo una “sperimentazione”. Sul serio si fa appunto da poco più di un mese fa. Da quella data è entrata a pieno regime la nuova tagliola che alla Camera prevede la riduzione della diaria non solo in proporzione alle assenze in aula, ma anche alle commissioni e alle giunte. Una tagliola simbolica, se rapportata alle indennità dei parlamentari. Cifre tutt’altro che stratosferiche, sia chiaro: parliamo di 300 euro per assenze comprese tra il 50 e l’80 per cento e di 500 euro oltre l’80 per cento. Ma tant’è, è tempo di crisi per tutti. Ed è bastato l’annuncio che è subito scattata la corsa alla firma. “Eccome se si nota – racconta il presidente della commissione Lavoro, Silvano Moffa – siamo di più, è vero. Lavoriamo sempre tanto. Ma diciamo che le sedute sono più partecipate. Anche se da noi non ci sono stati mai fenomeni di assenteismo diffuso.

Però il deterrente aiuta”. Gianfranco Fini ha imposto che il 6 febbraio si partisse comunque a pieno regime, dopo una sperimentazione protrattasi da ottobre. Al Senato invece il nuovo meccanismo è entrato in vigore solo lunedì scorso, il 12 marzo. Ed è il motivo per il quale – spiegano dagli uffici di Palazzo Madama – i primi dati potranno essere elaborati solo tra un mese.

Ma anche lì sembra che la semplice firma al registro sia stata sufficiente per innescare un incremento delle presenze già in questa prima settimana. Corsa al registro, dunque, ma non necessariamente alla presenza effettiva ai lavori, è meglio precisare. Perché per dimostrare di esserci stati (e dunque per non entrare nel pallottoliere della penalizzazione) è sufficiente appunto registrarsi a inizio seduta. Ma poi si possono disertare le successive convocazioni in giornata, come si può andare via di soppiatto poco dopo l’inizio della riunione. Che poi, raccontano alcuni parlamentari, è quello che spesso succede. Falle di un sistema ancora tutto da rodare. E che non prevede, per esempio, la registrazione della presenza in commissione mediante le votazioni con impronte digitali, come invece accade in aula da almeno un paio d’anni.

“Troppi fanno i furbi – attacca il dipietrista Antonio Borghesi – Vogliamo parlare dell’ex ministro Renato Brunetta, che da noi in commissione Bilancio firma e spesso dopo cinque minuti va via? E poi, lui come gli altri, per tutto il giorno sono a posto, anche se la commissione si riunisce altre tre volte in giornata”. L’ex responsabile della Funzione pubblica, proprio lui che della lotta all’assenteismo negli uffici ha fatto la sua bandiera, proprio non ci sta. E, contattato, taglia corto: “Guardi, io lavoro dalla mattina alla sera. Non mi occupo di queste bassezze”. Clic. Brunetta non è l’unico ex ministro berlusconiano a essere finito sotto “osservazione” per le presenze ai lavori di commissione. Il 6 dicembre, quando il meccanismo era già scattato ma in rodaggio, il democratico Andrea Sarubbi aveva accusato su Twitter Mara Carfagna di aver firmato agli Affari sociali “per la diaria” e di essere poi andata via. Polemica di fuoco sul ring delle 140 battute.

E poco più di un mese dopo, dal 26 gennaio l’ex ministra delle Pari opportunità risulta aver abbandonato quella commissione per la Giustizia. Sarubbi non torna in rotta con la Carfagna, ma fa notare come sia “l’unico che, se in ritardo, scrive accanto alla firma l’orario di ingresso: mi prendono in giro, ma io ci tengo. Quel che è certo è che in alcune giornate le presenze sono aumentate anche del 50 per cento”. Poi ci sono quelli che della firma – e del taglio – se ne infischiano. È il caso dei 29 deputati, anche questi iscritti a tutti i gruppi, che al “registro” della Segreteria generale risultano aver partecipato a meno del 10 per cento delle sedute di commissione, in questi primi 30 giorni. Tra loro, quasi tutti i leader politici, per inevitabili “altri impegni”. Per loro il biglietto da 500 euro è già decurtato dalla busta paga.

“Verranno pure a firmare. Ma alla fine – lamenta un deputato di lungo corso come Pino Pisicchio, Api – a lavorare siamo sempre una ventina su 40. Non è cambiato molto”. Tanto meno per quell’unico deputato che vanta il record al contrario: zero per cento, mai presenziato ad una seduta della sua commissione di appartenenza. Anche se, di contro, ha sempre firmato il registro presenze della bicamerale Antimafia, che dunque predilige. Tutto sarà più chiaro quando, tra qualche giorno, la Camera renderà pubbliche le percentuali di ciascun deputato.

 

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