Un bivio: tornare a casa dopo appena 11 mesi di mandato oppure sottostare ai ricatti politici dei Democratici e Riformisti. Non vorremmo essere nei panni del sindaco Pd Vincenzo Gaudino. Il primo cittadino di Orta di Atella è all’angolo. Dove si è messo da solo per il suo inspiegabile immobilismo e per la totale incapacità di governare la città. Ma ora il capolinea è vicinissimo e servono scelte drastiche e immediate. Il principale gruppo consiliare di maggioranza, composto da Antonino Santillo, Annalisa Cinquegrana, Francesco Tessitore e Luca Mozzillo, è di fatto passato all’opposizione. Altri due pezzi (Antonio Carbisiero e Maria Di Pietro di Orta in Movimento) si sono staccati già da tempo.

Enzo Tosti e Vincenzo Gaudino

Numeri alla mano Gaudino è un sindaco di minoranza. Impensabile continuare così. L’amministrazione comunale avrebbe vita brevissima. Il primo cittadino ha un vero e proprio nodo gordiano da sciogliere: avere uno scatto d’orgoglio e dimettersi oppure, pur di sopravvivere a ogni costo, mettersi attorno al collo il capestro di Gianfranco Piccirillo e Mario Vozza. Gettando la spugna Gaudino salverebbe almeno la faccia. È stato un fallimento su tutti i fronti. Ma uscirebbe di scena con onore. Non è poco. Certo, la sua esperienza politico-amministrativa finisce qui. Ha avuto le chance di dimostrare il suo valore. Le ha miseramente sprecate. Gli è andata male anche perché Città Visibile si è mostrato per quello che è veramente: un collettivo di “megafonari” animato da finti rivoluzionari con l’armadio zeppo di scheletri. A partire da Francesco Comune (padre e sorella ex fedelissimi di Angelo Brancaccio). Per finire con l’assessore Marilena Belardo, abusiva, bugiarda e truffaldina (atto farlocco di donazione della casa alla figlia). Passando per il vicesindaco Enzo Tosti, non in grado nemmeno di far tagliare l’erba nel parco pubblico di via Lampitelli. Stendiamo un velo pietoso sulle condizioni del cimitero. Uno scempio orripilante. Per non parlare dei cumuli di rifiuti dappertutto e dei roghi tossici a raffica. Città Visibile? Meglio oscurarla! Almeno Calvino ripeserà in pace.

Gianfranco Piccirillo e Mario Vozza

Per restare in sella Gaudino ha un’unica strada da imboccare: finire nell’abbraccio letale di Piccirillo e Vozza. I due rampanti Dem e Riformisti, entrambi seguaci di Gennaro Oliviero, lasceranno in vita il sindaco soltanto in cambio di due poltrone da assessore. Bere o affogare. Il sindaco si scolerà l’amaro calice? Sarebbe un sindaco “commissariato”, in totale balia degli olivieriani. E come la prenderebbero quelli di Città Visibile? I barricaderi da salotto potrebbero non essere un problema. Pur di restare aggrappati al palazzo del potere ingoierebbero anche un elefante. Il guaio grosso per Gaudino è finire nelle fauci di Piccirillo e di Vozza (Carmine). Se lo mangerebbero in un boccone. Per Orta di Atella sarebbe un disastro. Sul piano umanitario sarebbe una soluzione auspicabile. Con l’indennità di assessore di 1.500 euro al mese Piccirillo potrebbe restituire i soldi a chi ha comprato la sua casa venduta all’asta e riprendersela (atto illegale). A proposito: come mai non è stato sfrattato? Vive ancora lì. Strano. C’è qualcosa di losco sotto sotto? L’opzione umanitaria andrebbe incontro anche alle esigenze di Carlo Mozzillo, zio di Mario Vozza e genero di Carmine Vozza. Il responsabile comunale del Ced, assunto grazie a un concorso truccato da Brancaccio quand’era sindaco, avrebbe vita ancora più facile nel concorso interno per diventare funzionario. Mozzillo intascherebbe 12mila euro in più all’anno. Un bel gruzzoletto. Se è per pietà invitiamo il sindaco Vincenzo Gaudino a fare un’opera di bene: nomini in giunta Gianfranco Piccirillo e Mario Vozza (o loro prestanomi). La Caritas gliene sarà grata.

Mario De Michele

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