Avrebbe dovuto il sindaco di Salerno chiudere le Fonderie Pisano? È su questo che sta indagando la Procura della Repubblica di Salerno. Il pm titolare del caso ha chiesto al gip una proroga del termine per le indagini preliminari di ulteriori sei mesi e recapitato al primo cittadino Enzo Napoli un’informazione sul diritto di difesa. Un avviso di garanzia, insomma. Il reato ipotizzato è omissione di atti d’ufficio, articolo 328 del codice penale. È con questa accusa che, lo scorso settembre, il presidente dell’associazione Salute e vita, Lorenzo Forte, ha depositato un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno. Per il leader del movimento, il sindaco avrebbe avuto un «contegno omissivo» per via della «mancata assunzione, protratta nel tempo, di qualunque iniziativa atta ad imporre il contenimento delle emissioni nocive per la salute dei cittadini, oggi acclarate dallo studio Spes». Se Napoli preferisce non commentare, il suo avvocato, Cecchino Cacciatore, esprime «fiducia» nell’operato della magistratura e rievoca una recente «richiesta di archiviazione per fatti analoghi». L’esposto che avrebbe spinto la Procura ad aprire e prorogare le indagini risale a settembre 2021. E arriva dopo due diffide inoltrate dall’associazione al sindaco, il 21 maggio e l’1 giugno 2021. Negli anni più volte Forte ha chiesto a Napoli di intervenire in virtù dei poteri conferitigli dal Testo unico degli enti locali. Stavolta la richiesta di chiudere le Fonderie Pisano si basa sui risultati relativi alla Valle dell’Irno dello Spes, lo studio di biomonitoraggio commissionato dalla Regione Campania ed effettuato dall’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno. Secondo le risultanze dello studio riportate nell’esposto, «il mercurio e il cadmio sono risultati cinque volte superiori rispetto ai valori trovati nel resto della Campania, ivi compresa la terra dei Fuochi». Inoltre, la relazione finale avrebbe individuato «la sorgente di contaminazione della Valle dell’Irno nell’opificio Fonderie Pisano». Per Forte, il sindaco «sollecitato ad adottare misure dirette a contenere e/o contrastare le emissioni nocive provenienti dall’opificio ha mantenuto sempre un contegno passivo», anche «a seguito della pubblicazione dello Studio Spes».

Se Napoli sceglie il silenzio, è Cacciatore a parlare: «Abbiamo fiducia negli accertamenti della magistratura, che sono stati in questo momento diretti dalla difesa a verificare se effettivamente ci sia stata una incidenza causale delle emissioni nocive sullo stato di salute dei cittadini. Il sindaco non può certo decidere autonomamente e arbitrariamente, senza il parere positivo di altre autorità sanitarie e quelle preposte d’ufficio, per la chiusura dello stabilimento». L’avvocato cita, tra l’altro, la recente ordinanza del Consiglio di Stato che, in attesa di pronunciarsi nel merito, non ha sospeso la sentenza del Tar che rigettava la richiesta di revoca dell’Aia concessa alle Fonderie Pisano dalla Regione Campania ad aprile 2020. In particolare, il riferimento è al fatto che i giudici di Palazzo Spada non abbiano sospeso l’esecutività della sentenza anche «alla luce delle rilevazioni ambientali più recenti dell’Arpac che non hanno attestato il superamento delle soglie di legge relativamente agli inquinanti più pericolosi». Non solo: Cacciatore rievoca pure una recente archiviazione per fatti analoghi: «Il sindaco è già stato investito in passato di una questione similare in ordine sempre alla possibilità di chiudere ex abrupto le Fonderie Pisano a fronte di una denunzia di immissioni nocive. E già ha goduto di una richiesta di archiviazione per fatti analoghi e sovrapponibili». La richiesta di archiviazione a cui Cacciatore fa riferimento, firmata dal sostituto procuratore Mariacarmela Polito, risale a febbraio 2021. All’epoca, però, i risultati dello Spes non erano noti. Né era stata stilata la perizia di Francesco Forastiere e Annibale Biggeri, redatta su richiesta del gip Scermino nell’ambito dell’incidente probatorio nell’inchiesta sul possibile nesso causale tra le emissioni delle Pisano e le malattie tumorali nella Valle dell’Irno.

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