Era il 13 aprile, giorno che segnava l’avvio del sodalizio tra la Lega di Serie A e il candidato (poi presidente) alla prima poltrona federale, Giovanni Malagò. L’appoggio dei club della massima serie fu chiaramente decisivo per l’incoronazione a vertice della Figc. Una fiducia reciproca che, da ieri, le società sentono minata. La nomina di Mancini ct, una delle scelte più rilevanti nel percorso di risalita del calcio italiano, è stata di fatto assunta dal nuovo presidente senza una reale condivisione con i club. Prima ancora che sul curriculum del Mancio (la luce azzurra dell’Europeo 2021 ma anche il buio pesto della fuga araba) la Serie A discute sul metodo: la decisione non arriva alla fine di un percorso comune. Di fatto i club hanno trovato Mancini già al traguardo azzurro, senza però alcuna consultazione preventiva.
È il principio che ha infastidito la Lega, espresso in Consiglio federale dal presidente Ezio Simonelli. Un intervento da remoto arrivato comunque forte e chiaro nella sede Figc: un’espressione di disappunto netta, che riguarda in primo luogo la gestione della nomina di Mancini. Vero che la scelta del commissario tecnico della Nazionale è diritto del presidente, che però ha tra i suoi doveri quello di ascoltare le componenti, Serie A su tutte. Questa la sintesi del pensiero di Simonelli e dei club. La replica di Malagò: presidente e società avevano ragionato insieme su Pirlo, il rapido dietrofront su Mancini è stato dettato dagli eventi degli ultimi giorni. All’intervento di Simonelli sono seguiti quelli degli altri consiglieri federali per conto della Lega, Marotta, numero uno dell’Inter, il dirigente Juve Chiellini e il vice presidente dell’Udinese Campoccia. Un malumore condiviso anche da altre componenti, come Lega Pro e Dilettanti. Quella che oggi è un’amarezza diffusa può trasformarsi in un dissenso esplicito?
Un percorso di risalita che la Serie A vedeva adatto alle capacità di Antonio Conte, tecnico vincente e trascinatore. Favore dei club che però non è stato ascoltato dai vertici federali. Una condizione che amareggia la Serie A, che fornisce alla Nazionale un’ampia parte del gruppo azzurro. Come ai club non è piaciuta la prudenza iniziale di Malagò: “Il nuovo ct avrà due soli allenamenti prima della Nations League e non mi risulta siano stati passaportati Lamine Yamal, Mbappé e Kane, quindi dobbiamo fare il meglio con quello che abbiamo. C’è un campo che va arato”. Al contrario, serve fare in fretta. Una tensione che rischia in futuro di aprire una crepa in un rapporto (club-Malagò) che pareva solidissimo. La distanza potrà anche essere colmata oppure diventare una voragine, scenario oggi lontano ma da tenere comunque sullo sfondo. La Serie A, con l’aggiunta di altri consiglieri federali, può avere i numeri per votare una sfiducia al presidente: evento che potrebbe nel caso verificarsi solo dopo un passaggio in assemblea e con una mozione votata dalla maggioranza delle società. Oggi non c’è alcuna intenzione di procedere e neppure un appuntamento fissato in Lega prima del prossimo settembre. La delusione però resta.





