
di Mario De Michele
Alla fine della fiera la montagna ha partorito un topolino. Dopo due mesi di chiacchiere in quantità industriale Cesa in Comune imbocca la strada della continuità (a perdere) e non avvia una vera nuova fase politico-organizzativa. Eppure la netta sconfitta alle comunali del 24 e 25 maggio avrebbe imposto una seria riflessione sugli errori programmatici e sulla strategia elettorale. Come se non si fosse votato e non si fosse usciti con le ossa rotte dalle urne, a capo del coordinamento cittadino è stato confermato Graziano Fiorillo, nipote di Giuseppe Fiorillo, candidato sindaco, oggi consigliere di opposizione. Il ruolo di vicecoordinatore di portavoce del gruppo civico è stato assegnato ad Eugenia Oliva, fedelissima del consigliere regionale Gennaro Oliviero e non eletta alle ultime amministrative. La tesoreria del circolo è stata riaffidata a Massimo Piccirillo.

IL NUOVO GRUPPO DIRIGENTE
Entrano nel direttivo Ginotto De Angelis, Cesario D’Agostino, Pasquale Guida, Carmine Alma, Saverio Pecovela, Alberto Verde e Mimmo Verde. Ne fanno parte di diritto i consiglieri di minoranza Fiorillo, Luigi Oliva, Gina Migliaccio e Cesario Bove. Ha rifiutato la carica Eugenio Oliva, anche lui in corsa alle elezioni di maggio. Nel complesso si tratta di un organismo dirigente di buona qualità ma i ruoli chiave sono stati affidati ai principali attori della debacle alle comunali. Nella fase preelettorale e durante la campagna elettorale Graziano Fiorillo ha coordinato il movimento subendo inevitabilmente l’influenza di suo zio Giuseppe. Una commistione tra il livello politico e il piano programmatico-elettorale che ha contribuito ad allargare la forbice con gli avversari capitanati dal sindaco riconfermato Enzo Guida.

GLI ERRORI DELLA DITTA FIORILLO & FIORILLO
La pressoché totale mancanza di iniziativa politica ha trasformato la lista Cesa in Comune in una barca costretta a navigare sempre a vista e incapace di dettare la rotta. A causa dell’inconsistenza politica dell’ex coordinamento, capeggiato da Graziano Fiorillo, lo schieramento civico si è fatto imporre quasi sempre la linea elettorale dai rivali. Guida e company, già nettamente favoriti per aver gestito l’ente locale negli ultimi 11 anni, hanno affrontato la contesa con una chiara connotazione e con il piglio giusto, sbagliando poche mosse e partendo all’attacco. Sul versante opposto Cesa in Comune è apparsa una lista senza identità, non perché formata da anime molto diverse tra loro, aspetto che poteva essere punto di forza, ma per l’inadeguatezza di Graziano Fiorillo e dell’ex coordinamento a delineare una fisionomia riconoscibile del progetto alternativo a Guida.

POCO O NULLA CONTRO IL “METODO GUIDA”
È mancata, appunto la politica, intesa come capacità di analisi delle vere problematiche del territorio e come luogo di elaborazione di una proposta seria e credibile in grado di dare risposte concrete alle istanze dei cittadini. Per onestà intellettuale va detto che l’esito elettorale sarebbe stato identico. La sconfitta era praticamente scontata. Sarebbe stato impossibile scalfire il “metodo Guida” durante la campagna elettorale. Ma se si fosse prodotta azione politica nei mesi precedenti al voto e si fosse condotta una contesa elettorale meno arrendevole probabilmente Cesa in Comune non sarebbe andata incontro a una Caporetto.

MALE EUGENIA OLIVA, BENE MASSIMO PICCIRILLO
Anche l’incarico di vicecoordinatore e portavoce a Eugenia Oliva appare quantomeno discutibile. Nonostante fosse la candidata maggiormente rappresentativa di Testa Alta, il medesimo gruppo politico di Giuseppe Fiorillo, e fosse appoggiata da Oliviero, è rimasta fuori dalla griglia degli eletti. Sulla falsariga della riconferma di Graziano Fiorillo anche in questo caso Cesa in Comune premia chi è stato sconfitto, con una sorta di meritocrazia all’incontrario. Condivisibile invece la riconferma di Massimo Piccirillo a tesoriere. Le casse del circolo sono in ottime mani.

GUIDA E DE ANGELIS RIDOTTI A COMPARSE
Non si comprende invece perché i ruoli di vertice del direttivo non siano stati conferiti a politici esperti e capaci come Pasquale Guida e Ginotto De Angelis, destinati a fare da comparsa o comunque non al centro del progetto di rilancio di Cesa in Comune. Altrettanto incomprensibile l’assenza nel gruppo dirigente di Amelia Bortone, che ha raccolto ben 400 preferenze e non è stata eletta per un solo voto. Coinvolgere Bortone nelle future scelte politiche dello schieramento civico doveva rappresentare un imperativo categorico. Un obbligo politico e morale. Non è un buon segnale nemmeno la scelta di Eugenio Oliva di farsi da parte. Al netto della sua performance elettorale, dovuta ai venditori di fumo che lo hanno sostenuto, stiamo parlando di un giovane valido e di prospettiva, che peraltro ha dato un importante contributo sul piano programmatico.

CONSIGLIERI COMUNALI AI MARGINI
La falsa ripartenza di Cesa in Comune è dimostrata in modo plastico dall’incapacità di comprendere un aspetto basilare: nella composizione del direttivo bisognava dare massima voce in capitolo agli eletti. O meglio ai tre eletti con le preferenze: Luigi Oliva, Gina Migliaccio e Cesario Bove. Sono loro che dovranno condurre in consiglio comunale le battaglie di Cesa in Comune. Spettava soprattutto a loro contribuire fattivamente alla composizione del nuovo gruppo dirigente. E doveva essere Giuseppe Fiorillo a indicare la strada in questo senso. Invece il candidato sindaco continua ad agire da leader indiscusso come se avesse trionfato alle elezioni. Non ha ancora afferrato un concetto fondamentale: pur restando “primus inter pares”, perché la sua discesa in campo è stata determinante per la composizione di uno raggruppamento alternativo alla maggioranza uscente, oggi deve comportarsi più da “par” che da “primus”.

SI VIVE IN FUNZIONE DEL SINDACO
Il buonsenso avrebbe voluto, ad esempio, che facesse fare un passo di lato a suo nipote Graziano, anche per differenziarsi dal sindaco Guida che ama fare le cose in famiglia. Il buonsenso avrebbe voluto inoltre che non caldeggiasse il nome di Eugenia Oliva a portavoce per scongiurare ogni rischio di trasformare il circolo nella sezione locale di A Testa Alta. Il buonsenso per di più avrebbe voluto che Giuseppe Fiorillo non rinunciasse al prezioso apporto di Ernesto Ferrante per non disperdere quelle energie che hanno combattuto il “metodo Guida” mettendoci la faccia e subendo angherie di ogni genere. E infine il buonsenso vorrebbe che Cesa in Comune la smettesse, una volta e per tutte, di giocare di rimessa, di attendere le mosse degli avversari e soprattutto di vivere in funzione di Enzo Guida. Se non si punta sulle problematiche, in primis la variante al Puc e le case-ufficio, e si continua a puntare il sindaco, ossessionati come lui dai post Fb, l’esito sarà devastante: Cesa in Comune perderà per i prossimi 30 anni. Nella migliore delle ipotesi.





